LA FAMIGLIA DELLE FARFALLE
(Ordine dei lepidotteri)
Le farfalle appartengono all’ordine dei lepidotteri, cioè insetti dalle ali squamose. Esse infatti presentano sulle ali delle squamettine, molto fini da sembrare polvere. Queste squame sono di forma, misura, colorazioni diverse e variamente disposte sulle ali, di cui ricoprono la delicata membrana e a cui donano una stupenda iridescenza. Le farfalle sono diffuse in tutti i continenti e ne esistono di diverse forme e grandezze, a centinaia di specie, non tutte ancora classificate. Si conoscono farfalle che fanno vita diurna ed altre invece che fanno vita notturna.
Quelle notturne da noi si chiamano BOMBICI e si differenziano dalle farfalle per le due paia di ali che sono attaccate insieme con un bel sistema di gancio e occhiello; inoltre le antenne che si trovano sul capo dell’insetto sono piane e spesso piumate, mentre quelle delle farfalle sono, verso la punta, a forma di clava. Entrambe si nutrono del nettare dei fiori e depongono le uova sulle piante o in altri siti adatti a nutrire il futuro bruco. Con la deposizione delle uova inizia un fantastico processo di riproduzione che non può che suscitare meraviglia: dalla farfalla all’uovo, dalla larva (che nasce dall’uovo) alla crisalide o pupa, all’insetto (farfalla) già adulto.
Un processo riproduttivo attraverso i secoli che non conosce sosta. Il bruco che nasce, talvolta così piccolo da essere individuato solo con il microscopio, si fa, in brevissimo tempo, grosso e forte. Un appetito invidiabile lo spinge continuamente a mangiare (foglie o cortecce di albero) ed in pochi giorni aumenta di dimensioni e deve fare la prima “MUTA”: cioè cambiare la pelle originaria divenuta troppo piccola, e metterne una più grande. Ma al contrario di altri animali, esso non deve buttare via solo la pelle, ma anche il rivestimento interno del suo tubo digerente e quello di tutta la pelle, ma anche il rivestimento interno del suo tubo digerente e quello di tutta la rete di tubicini aeriferi che percorrono in tutti i sensi gli organi del suo corpo (trachèe).
Per poter eseguire tutta questa complessa trasformazione, il bruco resta immobile per almeno un giorno, dopo di che riprende con lena a mangiare fino ad un’altra “MUTA”. La seconda muta è uguale alla prima; il bruco ben presto è troppo grosso anche perla terza pelle, e deve mutarla. E’ capace di fare da cinque a dieci mute prima di diventare CRISALIDE. In questo frattempo, a secondo la razza, può aver aumentato il suo peso da 11.000 a 72.000 volte da quando era uscito dall’uovo. Se tutti i bruchi che nascono vivessero sempre fino a diventar farfalle e deporre le uova a centinaia, e da queste uova nascessero e vivessero altri bruchi, è facile immaginare che ben presto il nostro pianeta resterebbe spoglio; ma per fortuna Madre Natura ha sapientemente distribuito le proprio risorse facendo in modo che una specie non prevalga sull’altra (eccetto l’uomo che potrebbe distruggere questo delicato ecosistema). Ma torniamo al nostro bruco. Dopo l’ultima muta, al posto del bruco, troviamo una crisalide, somigliante ad un nocciolo di dattero, che in apparenza sembra senza vita, ma dentro quel guscio qualcosa di prodigioso sta per accadere. In quindici giorni, se la stagione è calda, la crisalide si apre in cima e ne esce una bella e variopinta farfalla. Ha già la sua grandezza definitiva e non cresce più. Di fiore in fiore, con il tremolio e gli scintillanti colori delle sue ali, si libra nell’aria ed inizia un nuovo ciclo che non ha fine e ci induce a riflettere sulle meraviglie che ci circondano.